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di Francesco Storace

Ecco la mozione. Dopo un lavoro di consultazione con molti membri del comitato politico nazionale, deposito oggi alla segreteria generale del congresso il documento politico che propongo per le assise de La Destra.
Lo abbiamo firmato in 25. Come è noto, 12 hanno sottoscritto il documento di Daniela Santanchè. Mancano le firme di chi istituzionalmente resta sopra le parti - e condivido - ovvero il presidente del partito, Teodoro Buontempo, il presidente del comitato etico, Antonio Rastrelli, il garante degli iscritti Livio Proietti. Due membri del comitato politico, Centorame e Riccio, effettueranno la loro scelta al congresso.
Il documento, che reca le firme della grande maggioranza del comitato, si intitola “Vivere di ideali per non morire di potere” ed è in continuità con quanto affermammo alla Costituente di Roma. La lotta per affermare le proprie idee nella società è molto più importante di un compromesso al ribasso nel nome del potere a tutti i costi. Lo testimoniano i percorsi successivi, la scelta di Trieste e la campagna elettorale.
Essere di Destra non vuol dire rimanere ghettizzati o ancorati a un lontano passato, che va comunque rispettato senza sciocchi imbarazzi: “Ridiscutere i canoni conformisti della cultura nazionale è una delle nostre missioni e non può essere riservata solo a storici coraggiosi del nostro tempo, ma alla voglia di verità di una comunità intera”. Essere di Destra vuol dire arrivare a governare. Ma essere di Destra vuol dire anche non dover governare a tutti i costi, svendendo se stessi, anima compresa. Essere di Destra vuol dire saper anche rinunciare a poltrone e incarichi, a maggioranze e prebende. Essere di Destra vuol dire avere una dignità da difendere. Essere di Destra vuol dire non tradire quel milione di italiani che ci hanno votato perché eravamo fuori dagli schemi, eravamo diversi da chi propugna un pensiero debole ed unico.
Abbiamo, pertanto, il dovere di aprire un dialogo con tutte le forze che operano nel centrodestra, a partire da quelle identitarie e legate al territorio, per poi dialogare con il Pdl, principale soggetto politico dello schieramento di centrodestra. Essere di destra è anzitutto una precisa opzione culturale e politica, che non intendiamo negarci come diritto.
Parte del documento è dedicata anche ai “compagni di strada”, ovvero alle alleanze, che non rifiutiamo “a condizione che ci siano il rispetto e lo spazio: non per noi, ma per il patrimonio di idee e di valori che rappresentiamo. A patto che siano accettate e condivise le battaglie che vogliamo condurre; che non venga mai messa in discussione l’esistenza e l’agibilità politica de La Destra”.
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La mozione, che contiene precise opzioni programmatiche e il ridisegno del modello di partito nel territorio, è stata sottoscritta da Francesco Storace, Costanza Afan De Rivera, Paolo Agostinacchio, Domenico Aloisi, Alberto Arrighi, Luigi D’Eramo, Massimo Desiati, Michele Di Cristo, Bruno Esposito, Gino Ioppolo, Gabriele Limido, Massimiliano Mammi, Italo Marri, Vittorio Messa, Antonino Monteleone, Nello Musumeci, Michele Napoli, Alberto Pascucci, Antonio Pezzella, Luisa Regimenti, Roberto Salerno, Antonella Sambruni, Paolo Scaravelli, Pasquale Senatore, Aldo Traccheggiani.
MOZIONE-TESTO INTEGRALE: mozione-vivere-di-idee-per-non-morire-di-potere
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Tempi di Olimpiadi. Tempi di conferme o smentite. Tempi di medaglie, di lacrime di gioia o disperazione. Ogni 4 anni il mondo si confronta sportivamente. Ma nell’era della comunicazione di massa anche le Olimpiadi rappresentano la forza, l’importanza e la crescita, o meno, di una nazione. Importanza politica o economica non conta, l’importante è esserci. Apparire. E pure bene se possibile. E mai come queste contestatissime Olimpiadi cinesi i nostri atleti hanno messo in mostra tutti i limiti di una società allo sbando come quella italiana. Il Bel paese dello star system è allo sbando, confusa, sconfitta da quell’edonismo autoreferenziale che lancia nel jet set atleti un tempo campioni del mondo ed oggi, invece, gettati nella polvere dal loro stesso modo di vivere, di apparire e di non allenarsi. Eppure, nonostante loro, l’Italia è sempre la, in alto. Ai vertici dello sport. Ma lo fa con i fratelli poveri. Con la classe operaia dello sport. Con i cosiddetti sport minori. Quelli che non hanno mai le luci della ribalta mediatica. Quelli che lavorano sodo, che non si prestano al palcoscenico che trasforma atleti veri in attorucoli, visitatori di “isole” di ex famosi, di frequentatori di spiagge da vip o di pagine di gossip. La classe operaia va in paradiso diceva qualcuno. Sì, è così. Ma non lo è per mere questioni classiste, lo è semplicemente perché gli atleti, in quanto tali, si allenano, si sforzano, si superano, si mettono alla prova. Combattono contro loro stessi pur di arrivare in alto… per il bene dell’Italia. Dimostrando una volta di più a tutti i soloni dello star system che senza i cosiddetti “piccoli” l’Italia del possibile “Dalemoni” (che sostituisce a passi veloci il finto Veltrusconi) sarebbe stata messa alla berlina da tutti i grandi. Una Olimpiade, quindi, che ci deve far riflettere e anche molto. Anzi, deve far riflettere tutti coloro che pensano e credono che ormai, anche in politica, vince il più forte, il più grande. Quello che ha più denaro da spendere o “investire”. No, non è affatto così. E tutte quelle medaglie d’oro “povere” lo dimostrano. 
